martedì 10 aprile 2018

Riceviamo, condividiamo e volentieri pubblichiamo questo volantino di solidarietà al compagno Luciano. Licenziato da Carrefour perché scomodo



Luciano Pasetti è un compagno generoso che non si è mai risparmiato e con cui abbiamo condiviso tante battaglie. 
Se ogni licenziamento è di per sé un atto di violenza del capitale, il licenziamento di un compagno è inaccettabile! 
Luciano dedica il suo tempo e il suo impegno alle cause dei più deboli, degli sfrattati e degli immigrati; ha difeso con coraggio lavoratrici e lavoratori di tutte le categorie e specialmente nella grande distribuzione senza piegare mai la testa. 
Per questo, dopo 32 anni (TRENTADUE!), è stato licenziato dal GS Carrefour di via Famagosta a Milano con motivazioni che noi crediamo essere, oltre che pretestuose, ridicole!
CUBlog si stringe al fianco di Luciano e darà spazio e voce a questa lotta che riguarda tutti i lavoratori.

Avanti con la lotta fino al reintegro di Luciano!

La redazione di CUBlog


Il volantino di solidarietà a Luciano






giovedì 5 aprile 2018

Sebastian non si tocca! Pubblichiamo la sua lettera aperta

Le parole di Sebastian sono un inno alla lotta e alla resistenza operaia, sfondano i confini borghesi e ci raggiungono in tutto il mondo! Noi di CUBlog le pubblichiamo affinché tutti conoscano la violenza del capitale e dei suoi governi.
CUBlog in 4 anni ha dato voce a moltissime lotte operaie, qui la lettera di Sebastian Romero è nella sua casa naturale, la sua lotta solcherà la nostra strada. 
Chiediamo a tutti i compagni che ci leggono di diffondere e far diffondere la lettera di Sebastian.

Giù le mani da Sebastian Romero!


La redazione di CUBlog




Mi chiamo Sebastian Romero e sono un perseguitato politico del governo di Macri.
Sono un operaio come tanti altri, ma è da più di tre mesi che non vedo la mia famiglia, i miei amici, i compagni della fabbrica e le persone a me vicine.
Sono perseguitato come se fossi un terrorista perché ho fatto parte delle migliaia di persone che il 18 dicembre hanno resistito per le strade alla rapina che in parlamento si stava realizzando ai danni dei pensionati. Nonostante la riforma delle pensioni sia stata votata, quel giorno la ostacolammo, e questo non ci viene perdonato.
Giovedì scorso, Gustavo Homo e Ana Maria Figueroa della Sala I della Camera di Cassazione mi hanno nuovamente respinto una richiesta di scarcerazione, esattamente com’è stato fatto dal giudice Torres e dalla Sala II della Cámara Criminal y Correccional. Il governo mi vuole incarcerato per spaventare tutti quelli che stanno lottando. Per questo io chiedo a tutti di condividere e diffondere il più possibile questa lettera.
La persecuzione ha portato anche al mio licenziamento dalla General Motors, dove ero un rappresentante dei lavoratori. Proprio lì i miei colleghi continuano la lotta per smascherare i delegati traditori che sostengono i licenziamenti.
Forza compagni, possiamo vincere!
Per spaventarmi e portarmi alla resa, mi minacciano e aggrediscono la mia famiglia, i miei amici e i compagni del Pstu. Hanno persino bruciato l’auto di uno dei miei avvocati, Martin Alderete. Però ovviamente la giustizia non ne parla.
Quale autorità può avere un governo il cui presidente è accusato di nascondere denaro dello Stato, un governo che ha ucciso Rafael Nahuel, Facundo e tanti altri poveri ragazzi, un governo che nasconde l’assassinio di Santiago Maldonado da parte della polizia, che tiene prigionieri senza motivo i compagni arrestati il 14 dicembre, che ha incarcerato Milagro Sala per aver occupato una piazza, un governo che ha estradato Jones Huala in quanto “terrorista’”? Come può essere che mentre chiedono a livello internazionale l’arresto per ‘’il matto del mortaio’’ (come mi hanno soprannominato alcuni della stampa, come se fossi dell’Isis), stanno liberando i militari genocidi dell’ultima dittatura? Bisogna porre fine a questa persecuzione contro di me, Arakaki e Dimas Ponce, ugualmente sotto attacco.
Vogliono arrestarmi perché hanno paura che saranno sempre di più coloro i quali contrastano i piani del governo Macri. Però, nonostante le minacce e il fatto di non poter vedere la mia famiglia, non mi arrendo, affinché gli stessi lavoratori non si arrendano. Mi sento come uno delle centinaia di minatori di Rio Turbio che resistono ai licenziamenti occupando le miniere e affrontando la polizia con quello che hanno a portata di mano. Loro sono un esempio di quello che bisogna fare! La popolazione di Azul e gli indigeni del nord stanno lottando per il pane e per le proprie famiglie! Non possiamo continuare a subire in questo modo, non possiamo rassegnarci a un futuro di fame per i nostri figli e a morire nei luoghi di lavoro. Basta!
Per questo voglio mandare un messaggio ai lavoratori che leggono questa lettera: non abbandoniamo le strade! Non permettiamo che i nostri compagni vengano licenziati! Non lasciamo che ci rovinino con misure che colpiranno le nostre famiglie! Dobbiamo organizzarci in maniera unitaria e batterci contro questo governo che ci affama! I dirigenti sindacali che dicono di voler affrontare il governo devono proclamare lo sciopero generale, altrimenti occorre imporlo dal basso!
I lavoratori, le donne e i giovani che stanno lottando per i propri diritti, tutti i settori popolari, devono cacciare il governo Macri esattamente come cacciammo De La Rùa nel 2001. Fate assemblee con tutti i compagni in tutti i luoghi di lavoro, organizzate la lotta! Non c’è altra strada, o loro o noi!

Viva la lotta della classe operaia!
Via Macri!

martedì 3 aprile 2018

Alternanza scuola-lavoro: solidarietà allo studente di Carpi punito col 6 in condotta!

Abolizione della legge 107 (“Buona Scuola”)!

Il sindacato degli insegnanti e dei lavoratori della scuola CUB (Confederazione Unitaria di Base) di Modena esprime la propria solidarietà allo studente dell’Iti Vinci di Carpi che è stato sanzionato con un 6 in condotta per aver criticato su facebook l’alternanza scuola-lavoro.

Si tratta di un episodio gravissimo, che dimostra come l’alternanza scuola-lavoro, ora obbligatoria in virtù della legge 107 (“Buona scuola”), faccia parte di un attacco senza precedenti alla scuola pubblica. Di fatto si chiede a studenti e insegnanti di sostenere “attivamente” l’alternanza scuola-lavoro, persino quando questa si dimostra una forma di effettivo sfruttamento senza nessuna utilità formativa o didattica.

La vicenda di Carpi, che segue altri analoghi episodi, dimostra che è persino messa in discussione la stessa libertà di pensiero e di espressione degli studenti: chi critica la scuola-azienda è automaticamente sanzionato o richiamato!

Si tratta, è bene ricordarlo, di un attacco che non subiscono solo gli studenti, ma anche gli insegnanti e il personale Ata, che, sulla base del nuovo sistema disciplinare previsto dalla legge Madia e dal vergognoso rinnovo contrattuale, rischiano pesanti sanzioni e persino il licenziamento quando esprimono posizioni “critiche”.

Il sindacato Cub Scuola di Modena, nell’esprimere piena solidarietà allo studente di Carpi sanzionato, fa appello agli insegnanti a non collaborare con dirigenti e aziende nella repressione del dissenso studentesco e a unirsi nella protesta con gli studenti.

Insegnanti e studenti uniti contro l’alternanza-scuola lavoro e contro la scuola azienda!

Abolizione della legge 107 (“Buona Scuola”), incluso l’obbligo assurdo di 400/200 ore di alternanza scuola-lavoro!

Cub Scuola Modena

lunedì 26 marzo 2018

Pubblichiamo e condividiamo appieno questo comunicato stampa dei compagni dello S. L. A. I. cobas

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. cobas

Comunicato stampa

FCA Pomigliano / pseudoscioperi paradossali del nuovo millennio
PICCHETTI, BLOCCHI STRADALI E MANIFESTANTI ALL’ESTERNO
E… TUTTI AL LAVORO ALL’INTERNO DELLA FABBRICA

L’impietoso dato della FCA di Pomigliano scelta quale “fulcro” della odierna “mobilitazione operaia delle
fabbriche del Gruppo” (tra cui Melfi, Termoli, Cassino, Mirafiori, Gruglisco, Chieti ecc.) è indicativo della
secca bocciatura dei lavoratori del cosiddetto “pseudosciopero nazionale dell’industria dell’auto in Italia”.
Un dato indicativo del fatto che gli operai non sono disponibili a lasciarsi irretire dalle moderne pratiche in
auge nel “virtuale mondo parallelo della rete” tendenti (come per la politica) a sostituire la democrazia e la
rappresentanza reale con quella delle “faccine” e dei “mi piace” sul web.
Considerato che la FCA di Pomigliano è la “fabbrica simbolo” del modello-Marchionne, l’emblema della
moderna “lotta di classe alla rovescia” per il dominio del capitale sul lavoro, la riduzione in “sceneggiata a
mero uso mediatico” della lotta operaia per miopi obiettivi di “auto-propaganda” non aiuta gli operai ma
solo quella parte di sistema mediatico e politico istituzionale compiacente, nonché il padronato, a
trasformare in farsa l’<immagine operaia> e le tragiche condizioni di lavoro e di precarietà che dalle
fabbriche Fiat si diffondono all’intera società.
Né la partecipazione al “presidio” ai cancelli di sparuti e singoli operai “imbandierati” coi vessilli dei
“cobas-fantasma” della FCA (rispetto ai 34.000 addetti delle fabbriche di FCA Italia), potrà dare frettolosi
ed improbabili contenuti a qualcosa che si voleva rappresentare come “sciopero di riorganizzazione
operaia” e che semplicemente non lo è!
La dimostrata estraneità degli operai di Pomigliano sia allo pseudosciopero di stamane che alle sirene
elettorali pentastellate dello scorso 4 marzo non è da sottovalutare perché è “qualcosa di importante”!
Questo perché qualsiasi “realistica e necessaria” riorganizzazione dei lavoratori (a Pomigliano e nel resto
delle fabbriche FCA) non può essere costruita con ininfluenti scorciatoie e “forzature mediatiche esterne di
qualche cobas-fantasma”, ma con i lavoratori del Gruppo FCA a partire da Pomigliano e non senza di loro!
Anche di questo si discuterà nel tradizionale appuntamento operaio che si terrà a Pomigliano d’Arco il
prossimo 1° maggio.

Slai cobas FCA Pomigliano/Nola - www.slaicobas.it

Pomigliano d’Arco, 23 marzo 2018

mercoledì 21 marzo 2018

Cub Trasporti Lombardia, elezioni RSU con l'accordo del 2014: chiedono il tuo voto per non farti più votare!


ELEZIONI R.S.U.: NO GRAZIE!

È dallo scorso anno che ripetutamente alcune OOSS intendono procedere alle elezioni delle Rsu. Da ultimo in queste settimane anche alcune organizzazioni sindacali di base stanno raccogliendo le firme per indire le elezioni in Sea.

UN REGOLAMENTO CAPESTRO!
Ogni sindacato per potersi presentare alle elezioni deve sottoscrivere “formalmente”  l’accordo del 10/1/2014. In tale accordo sono previste sanzioni, per le organizzazioni sindacali che non rispettano quanto sottoscritto da cgil-cisl-uil. L’accordo recita testualmente: “sanzioni che comportino la temporanea sospensione di diritti sindacali di fonte contrattuale e di ogni altra agibilità”.
Nella sostanza, chi accetta l’accordo del 10/1/2014, da un lato può partecipare all’elezione delle rsu, ma deve rinunciare ad ogni autonomia sindacale.
In detto accordo sono previste clausole che permettano a livello aziendale, se approvate dalla maggioranza delle rsu, di modificare in peggio le normative nazionali, con la possibilità di intervento sanzionatorio/economico contro i sindacati e lavoratori che non accettano questi peggioramenti.

L’ACCORDO SICUREZZA INSEGNA!
Solo alcune settimane fa, si è consumata la vicenda dell’accordo reparto sicurezza, in cui non solo non si è potuto indire un referendum tra i lavoratori, ma richiamati dalla direzione, la maggioranza delle rsu ha sottoscritto quanto voluto da Sea, senza consultare i lavoratori.
Nei fatti, tutti i soggetti sindacali insieme all’ azienda, hanno dimostrato che con le nuove regole delle rsu non è possibile per i lavoratori chiedere il voto a referendum sugli accordi da loro sottoscritti.
Nel nuovo regolamento è anche previsto che durante la trattativa di un accordo e subito dopo l ‘eventuale firma di suddetto accordo da parte della maggioranza delle RSU , per le organizzazioni che hanno accettato il regolamento delle Rsu del 10/01/2014, non è possibile indire azioni di lotta e referendum contro tale accordo, pena sanzioni economiche ai lavoratori e alle OO.SS.

                                         SI VOTA DOVE SERVE ALLE AZIENDE?
Ancora più strana appare la decisione di raccogliere le firme o di indire le elezioni, solo in Sea e Airport. Nulla viene fatto nelle altre società e cooperative di Malpensa e Linate. Ne consegue che appare evidente la scelta di andare ad elezioni in Sea e Aiport per le vicende legate alla privatizzazione che dovrà essere completata in estate. Privatizzazione che non può essere messa in discussione da richieste di referendum che potrebbero essere avanzate dai lavoratori che con le nuove regole delle rsu non si possono più fare.
                       Chiedono il tuo voto per non farti più votare

NOI NON PARTECIPIAMO AL VOTO
La cub trasporti, stante l’accordo del 10/1/2014, non ritiene che ci siano le condizioni per elezioni democratiche delle rsu. Abbiamo chiesto a tutte le ooss di aprire un dibattito sulle rappresentanze che porti ad un regolamento democratico. Non avendo ricevuto da nessuno la disponibilità a ricercare una soluzione, invitiamo perciò i lavoratori in caso di elezioni delle rsu a boicottare il voto.

21/3/2018                                                                                              Cub Trasporti

mercoledì 14 marzo 2018

Pirelli di Bollate: la risposta dei lavoratori Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity al comunicato della RSU



Cari colleghi, 

ci troviamo ad affidare alle colonne di CUBlog la nostra risposta al comunicato della RSU affisso nelle bacheche sindacali in data 13 marzo.
Sinceramente stentiamo a credere siano state scritte tali parole a discapito della realtà e della più elementare logica, nonché delle regole che stanno alla base dell'attività politica e sindacale.
Vediamo quindi di ripercorrere passo per passo il testo in oggetto esprimendo il nostro relativo punto di vista:

1) In primo luogo dobbiamo subito dire che mai (MAI!) ci siamo permessi e mai ci permetteremo di sfiorare la sfera personale di nessun delegato. Ma occorre, a quanto pare, chiarire cosa s'intenda per sfera "personale" e "politica". Per noi la sfera personale è quella relativa alla vita privata in tutti quegli aspetti  non riconducibili alla propria attività politica; per converso, la sfera politica riguarda tutti - e ribadiamo: tutti! - quegli aspetti relativi all'attività politica. Da ciò conseguono una serie di deduzioni che esprimono pienamente le rispettive differenze di vedute. La prima è che la "RSU di Bollate" (questo è il soggetto usato nel testo) non ha una sfera personale, in quanto non è una persona fisica, ma un organo di rappresentanza adibito a funzioni sindacali che hanno effetto su tutti i lavoratori della fabbrica. Aggiungiamo: quand'anche il soggetto in causa fosse il singolo delegato, per noi la "trasparenza" e la "correttezza", come qualsiasi altro comportamento nell'ambito all'esercizio delle proprie funzioni sindacali, non appartengono alla sfera personale, bensì sono il cuore di quella politica.

2) Vero che un delegato può anche non sapere se un lavoratore aderisca o meno alla Allca-Cub, infatti non avremmo mai scritto quel pezzo se a subire la richiesta di voto non ci fossero state tra le persone più in vista e più attive sindacalmente, persone per cui riteniamo impossibile non sapere a quale sindacato siano affiliate. A ragion di più per un delegato della RSU che alla collocazione sindacale dei lavoratori in fabbrica, dovrebbe essere più attento.
Non possiamo poi esimerci dal valutare un aspetto politicamente sostanziale: se da una parte è vero che la propaganda sindacale fa parte delle normali dinamiche democratiche, dall'altra non possiamo mettere sullo stesso piano la suddetta propaganda con una richiesta di voto a chi non ha il diritto di avere un proprio rappresentante da lui scelto in quanto escluso da un accordo interconfederale. Troviamo veramente incredibile che non si riesca a capire la gravità di questa cosa! 
Infine, vorremmo veramente capire in quale comunicato i colleghi della RSU hanno letto che noi abbiamo definito "scorretto" chiederci il voto. Noi abbiamo usato gli aggettivi "assurdo" e "sconcertante" che hanno un preciso significato che potrete comodamente scoprire consultando un vocabolario. Aggettivi che riteniamo pertinenti e che ribadiamo. Scorretto, per noi, è l'attuale sistema di rappresentanza; troviamo persino logico che i delegati che lo sostengono facciano la loro propaganda. Quando però questa propaganda viene indirizzata a noi, cioè a coloro che da queste regole sono rimasti esclusi, concedeteci almeno di trovarla una pratica assurda e rimanerne sconcertati.

3) Noi riteniamo che pubblicizzare la nostra attività sindacale sia giusto e incarni appieno quello che crediamo essere uno degli aspetti più importanti del fare politica: ossia l'anima pubblica delle proprie attività e lo spirito di condivisione finalizzate a informare, connettere e unire lavoratori e lotte.
Non crediamo che un volantinaggio o il sostegno a dei lavoratori in lotta debba essere una questione privata da non divulgare; per questo invitiamo i colleghi delegati a informare tutti i lavoratori sulle loro attività inerenti alle questioni sindacali per ricercare, appunto, la solidarietà e il sostegno di più persone possibili.
Ad esempio, a dimostrazione del fatto che per noi la solidarietà di classe non ha confini di sigla sindacale, stiamo sostenendo la lotta dei lavoratori Seat Pagine Gialle. Una lotta che stanno appoggiando i compagni della RSU Pirelli di Settimo Torinese de Il sindacato è un'altra cosa - Opposizione in Cgil che ci hanno segnalato per poter coordinare il sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori tra Torino e Milano.

4) I delegati eletti, dagli albori della rappresentanza sindacale, utilizzano i permessi retribuiti, ma dal 2014 non tutti i lavoratori e non tutti i sindacati  possono essere eleggibili. E questo crediamo debba essere il punto da affrontare a monte; detto questo, la questione dei permessi sindacali è tutt'altro che pacifica e anche alle nostre latitudini interessa compagni con sensibilità e posizioni diverse che da tempo dibattono sul tema, ma su una cosa, come attivisti di un sindacato di base non firmatario dell'accordo, possiamo sicuramente convergere: l'attuale sistema si presta ad essere corrompente ed espone l'istituto del permesso sindacale alla pericolosa trasformazione da mezzo a fine. Noi crediamo che i padroni questo lo sappiano bene e sappiano coglierlo a loro favore.
Crediamo sia importante aggiungere che l'allora Coordinamento Cub Pirelli Bollate (2012/2014) rendicontò pubblicamente tutti i permessi sindacali fruiti dal proprio delegato che, dal nostro punto di vista, era un rappresentante dei lavoratori che lo hanno eletto, organizzato con la Allca-Cub, e non un "rappresentante della Allca-Cub", come è stato scritto sul comunicato della RSU.

5) Ci dicono che non avendo argomenti abbiamo cercato "a tutti i costi la polemica" e abbiamo fatto partire "la macchina del fango". Noi queste parole le rigettiamo in toto: abbiamo espresso le nostra posizione politica e l'abbiamo argomentata senza essere volgari e senza offendere personalmente nessuno. Crediamo che questo faccia parte delle normali dinamiche democratiche di critica e confronto tra diversi soggetti. Ci duole sapere che per la nostra RSU sia invece considerata un "meschina operazione". Si continua a non comprendere che noi non possiamo candidarci: non è vero che non vogliamo. Lo abbiamo fatto in precedenza e non avremmo problemi a rifarlo. Ma il vero punto cui teniamo evidenziare è che il nostro impegno sindacale non è subordinato allo stare dentro o fuori da un organo di rappresentanza. Se, come in questo caso, riteniamo che la rappresentanza sia soggetta a regole per noi incompatibili con la democrazia della base e con le funzioni proprie dell'azione sindacale, continuiamo la nostra strada al di fuori della rappresentanza costituita. E questa crediamo sia la miglior risposta a questa frase del comunicato della RSU: "siamo certi che sareste i primi ad usare i permessi sindacali, di sicuro non ci rinuncerete!". Invece e proprio quello che abbiamo fatto: dopo tre anni di intenso lavoro sindacale nell'unica RSU in cui siamo stati presenti, pur rimanendo minoritari, avevamo il consenso per poter lasciare la CUB, iscriverci a un sindacato firmatario dell'accordo di rappresentanza (ci sono anche sindacati di base) e candidarci, riteniamo anche con buone possibilità di ottenere uno o due delegati che potevano usufruire di permessi sindacali. Abbiamo scelto di no. E ne andiamo fieri.

6) Sul comunicato della RSU viene scritto che noi diciamo falsità, che loro si sono dimessi veramente e si fa intendere che noi avremmo preferito non far percepire le spettanti cifre ai lavoratori. Rimaniamo allibiti da tutto questo. Cerchiamo di mettere ordine all'intera vicenda e fare qualche considerazione per riuscire a comprendere cosa sia successo.
La prima considerazione è sul termine "dimissioni"; il Garzanti lo spiega così: "rinuncia formale a una carica, a un ufficio, a un impiego...". Bene, abbiamo quindi stabilito che il dimissionario cessa di ricoprire la carica da cui si dimette perdendo la titolarità delle relative funzioni. L'articolo 6 della parte seconda del Testo unico sulla rappresentanza, recita: " (...) In caso di dimissioni, il componente sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista. Le dimissioni e le conseguenti sostituzioni dei componenti le r.s.u. non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza della r.s.u". A questo punto, considerando che sei (i delegati dimissionari) è un numero superiore al 50% di nove (i componenti della RSU), ci chiediamo come mai i lavoratori siano stati tenuti all'oscuro della decadenza della RSU: un grave errore procedurale, nonché una mancanza di trasparenza nei confronti dei lavoratori, o queste dimissioni non sono mai avvenute?
La seconda considerazione non genera meno interrogativi della prima. Com'è possibile, quindi, che i sei (ex) delegati abbiano ancora potuto svolgere funzioni sindacali come riunioni della RSU e quant'altro, pur avendo - per dirla con le parole del Garzanti - rinunciato formalmente alla loro carica? E ancora: com'è possibile che il comunicato, scritto in prima persona, sia firmato "RSU di Bollate"? Quale RSU? Ma non era decaduta in conseguenza alle dimissioni di un numero superiore al 50% dei componenti? Delle due l'una: o le dimissioni sono state solo annunciate e non formalizzate o la RSU è decaduta ma non ne è stata data comunicazione. 
E queste sono solo le nostre considerazioni sulle questioni formali. Rimangono le questioni, più importanti, di contenuto politico. Senza stare a condurre uno studio statistico sulle casistiche di dimissioni da cariche elettive, secondo noi le dimissioni, generalmente, sono un gesto dovuto a motivazioni di rottura tra elettori ed eletti. Troviamo incomprensibile dimettersi per problemi relazionali con l'azienda come troviamo incomprensibile farlo a due mesi dalla scadenza naturale della RSU. Perché, i problemi di relazioni sindacali con l'azienda sono una novità degli ultimi due mesi? Verranno risolti con queste dimissioni? Noi riteniamo che l'unica possibile risposta a qualsiasi problema risieda nei lavoratori, nella consapevolezza e nella solidarietà di classe. L'impressione che abbiamo avuto noi, lo diciamo con tutta sincerità, è stata quella di una trovata preelettorale per differenziarsi da altre sigle o per ingraziarsi i lavoratori e il loro voto.

7) Citiamo testualmente dal comunicato della RSU: "Non andare a votare produrrà solo guai... senza una RSU e senza i propri rappresentanti, chi si troverà in difficoltà saranno i lavoratori, non certo l'azienda... discutere dei propri problemi che siano essi personali o collettivi, con chi è più forte, da soli e senza tutele sarà un disastro per i lavoratori e manna dal cielo per l'azienda... peraltro senza una RSU, non sappiamo se oggi saremmo qui a lavorare, perché se dopo anni di crisi e di ammortizzatori sociali, oggi si vede uno spiraglio, è grazie soprattutto al grande sacrificio profuso dai lavoratori e forse, un pochino di merito è anche della RSU e dei suoi delegati.!"
In primo luogo noi non abbiamo mai parlato di lavoratori soli e isolati: una tale scelleratezza sconfesserebbe la nostra stessa genetica sindacale e anni del nostro attivismo. Noi siamo per una rappresentanza realmente democratica e libera dai ricatti padronali o dalle brame di egemonia sindacale dei burocrati e per un modello sindacale basato sulla partecipazione della base. Al contrario, riteniamo, in compagnia di tutto il sindacalismo di base non firmatario del TUR, che le RSU, così come come disciplinate da quell'accordo interconfederale, siano un limite per le lotte e le rivendicazioni dei lavoratori e privino molti di loro di una legittima rappresentanza (anche in deroga ai bei principi di democrazia affermati con tanta enfasi negli statuti dei sindacati confederali) e uno strumento utile al padrone per controllare il conflitto.
In secondo luogo, in questa fase storica, nemmeno nei luoghi di lavoro dove siamo maggiormente radicati e rappresentativi, pensiamo di riuscire a determinare gli indirizzi strategici dei padroni; prendiamo atto con piacere che questo avviene invece a Bollate grazie alla RSU.

Crediamo di aver esposto civilmente le nostre opinioni e soprattutto di aver dato voce a quanti, quelle medesime opinioni, le hanno espresse negli ultimi mesi. 



Sempre disponibili al confronto

I lavoratori iscritti Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity